Information Gathering nel 2026: gli attaccanti raccolgono informazioni prima di un attacco

L'information gathering è la fase più sottovalutata ma anche la più determinante in un attacco informatico moderno. Nel 2026 la quantità di informazioni pubblicamente accessibili permette agli attaccanti, e ai pentester etici, di ottenere una visibilità sorprendente sulle aziende, ancor prima di toccare un singolo sistema. Comprendere come funziona questa fase significa capire come gli aggressori costruiscono le basi di un attacco.

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Redazione
Pubblicato il:
07 Dicembre 2025
Tempo di lettura: 2 minuti
information gathering

Nel mondo della sicurezza offensiva, il 2026 ha portato una trasformazione significativa nel modo in cui viene condotto il recon, anche conosciuto come Information Gathering (raccolta informazioni). Non è solo il primo step di un attacco: è la fase che spesso determina l’intero successo dell'operazione. Le aziende italiane raramente si rendono conto di quante informazioni siano oggi disponibili pubblicamente e di come un attaccante professionista possa costruire un’intera mappa dell’infrastruttura senza mai toccare direttamente i loro sistemi.

Il recon moderno si basa su due pilastri: l’OSINT avanzato e la fingerprinting infrastrutturale. Gli strumenti attuali scavano in archivi, leak passati, DNS history, metadati di documenti PDF e repository Git esposti. La tecnica viene descritta molto chiaramente nelle categorie MITRE ATT&CK “Reconnaissance” (TA0043) e Resource Development, dove l’attaccante colleziona dati sensibili come email, versioni di software e configurazioni pubbliche, https://attack.mitre.org/tactics/TA0043/

Una pillola interessante riguarda l’individuazione di vulnerabilità note già durante il recon, tramite correlazioni automatiche con database come CVE.org. Se un dominio espone un software con versione vulnerabile, un attaccante può immediatamente sapere se esiste una falla con exploit pubblico. Una delle CVE più sfruttate degli ultimi anni per WP e software legacy ha mostrato quanto sia facile compromettere un sistema semplicemente leggendo la versione esposta nel codice sorgente: https://www.cve.org

Nel 2026 il confine tra recon “passivo” e “attivo” è sempre più sottile. Anche una semplice richiesta HTTP o il controllo dei record DNS può rivelare pattern comportamentali. E per chi esegue pentest etici, la raccolta delle informazioni è diventata quasi un esercizio di forensic preventiva: capire cosa l'attaccante potrebbe vedere prima ancora che inizi a toccare l’infrastruttura.

Per questo ogni azienda dovrebbe oggi conoscere il proprio “impatto pubblico”: tutto ciò che è visibile dall’esterno. Molti attacchi non iniziano da un exploit sofisticato ma da una informazione che non doveva essere esposta. Nel 2026 il recon è il vero cuore della sicurezza offensiva e nessuna azienda può permettersi di ignorare cosa esiste già online sul proprio conto.

Redazione

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